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Prime Esperienze

Il tempo non passa


di skizzoinfoiato
02.06.2026    |    7    |    0 6.0
"Sentire i baci che risalivano sull’interno coscia mi resero ancor più impaziente, tremavano di impazienza sia di adrenalinica voglia le mie cosce, poi finalmente senti la sua lingua darmi..."
Erano passati 5 anni da quando portai all’esame i maturandi del Liceo Pacini (nome di fantasia), avevo sempre avuto un ottimo dialogo con quella classe, una delle migliori mai avute a detta di tutto il corpo docenti.

Fui contattata su Facebook da Matteo, un ragazzo splendido, una mente sopraffina capace volendo di mettere in difficoltà anche i professori con le sue acute osservazioni. Il messaggio era breve e diretto. “prof. Sono Matteo xxx, spero si ricordi di me, stiamo organizzando una cena di classe e ci farebbe piacere averla come ospite, che date avrebbe disponibili?”
Iniziò così un fitto scambio di messaggi, pieni di ricordi e aneddoti, una conversazione semplice, fluida assolutamente piacevole, mai banale. Non era cambiato dedussi vista l’accortezza nel porgermi anche le condoglianze per la perdita di mio marito la cui ricorrenza triennale sarebbe ricaduta fra poco più di un mese. Riuscì, durante quei messaggi e telefonate anche a farmi ridere in un modo che nemmeno ricordavo, a scacciare quel velo di apparente tristezza che dal lutto troneggiava sulle le mie giornate.

La settimana prima della cena si offrì di venirmi a prendere, lo ringraziai provando a declinare l’offerta, ma poi mi fece capitolare e accettai.

Durante il viaggio continuava a rivolgersi a me dandomi del lei, e pur non trovando malizia nelle sue frasi, come quando affermò che sarebbe stato invidiato da tutti arrivando assieme a me, o quando mi disse che per me il tempo non sembrava affatto passato, lasciandosi sfuggire un apprezzamento sulla mia bellezza, o come quando ammise che fossi stata la musa del desiderio di molti studenti di ogni sezione ed età, che mi obbligò a riportare la conversazione su altri binari. Non posso negarvi che quei complimenti, non solo mi fecero piacere, sperando che nel guidare non si accorgesse del lieve rossore che avvampò certamente sulle mie guance.
Non potei nemmeno sottrarmi dal pensiero che un bel ragazzo ventiquattrenne ammettesse con tanta spavalderia e sfacciataggine che trovasse attraente una donna di mezza età, alla soglia dei cinquanta, come me.

Fui accolta da un entusiasmo davvero inatteso, mi fece così piacere ritrovare i miei ragazzi, scoprirli realizzati, che tutti avevano proseguito con studi universitari con ottimi voti. Mi resero molto orgogliosa del lavoro svolto con loro.

Non mi sfuggì il fatto che fossi l’unica docente, l’unica invitata e fu un unanime plebiscito la risposta che mi fu data, ero l’unica prof, a loro avviso, che meritasse di esser presente.

La serata trascorse benissimo, vederli grandi quasi tutti felicemente accompagnati e così contenti di raccontare aneddoti su come li avessi fatti crescere. Mi commossero.

Sulla strada del ritorno fui colta da un pizzico di nostalgia per chi mi era stato al mio fianco tutti quegli anni, mio marito.
Matteo galantemente mi accompagnò fino al portone. Avevo pensato mille volte durante la strada sul come avrei agito, sentivo la sua presenza dietro di me, forse avevo bevuto più del solito e il mio giudizio lasciò una pericolosa breccia. Mi ero sentita viva come non lo ero da tempo, mi ero sentita corteggiata in modi inattesi. Avevo bisogno di tutto ciò, così avanzando in casa lasciai la porta volutamente aperta, un chiaro invito.
Ovviamente lo comprese, poco dopo ci ritrovammo sul divano a sorseggiare un liquore, guardando un film romantico, ma come succede spesso ben pieni di sesso esplicito.

“le manca prof?” “basta con questa prof e questo lei… non sono più la tua prof… solo Marta!”
“allora?” chiese con voce languida e che risvegliò in me il desiderio sopito. L’ambiguità della frase era chiaramente voluta, così come la porta aperta del resto.

Lo guardai negli occhi, era di una bellezza sconvolgente, avrebbe potuto avere qualsiasi ragazza o donna con facilità, ma era seduto qui, sul mio divano a fissarmi con i suoi grandi occhi neri che sembravano capaci di penetrarmi da parte a parte. Era bello e giovane, un fisico atletico, si capiva dalla camicia che avesse addominali ben scolpiti.
Abbassato il volume come a fornire un rumore bianco di sottofondo, nella penombra del salotto, in un battito di ciglia mi inginocchiai difronte a lui, le mani intente a risalire sui jeans, provò a tirarsi su col busto, ma una mano trovò la forza di respingerlo. Gli occhi erano fissi gli uni negli altri.
Mani esperte e leste andarono sulla cintura, aprendola, poi fecero sfilare il bottone dall’asola. Calai con lentezza studiata la zip, sostenendo il suo sguardo, volevo assaporare la sua incredulità per quello che la sua prof stava facendo. Il desiderio aveva rotto gli argini, avevo rallentato un paio di volte in modo da dargli il tempo di fermarmi, ma sicura che non lo avrebbe fatto.
La discesa del cursore sembrò durare più del dovuto, il suono tipico dei suoi denti che si aprivano al passaggio mi provocò un primo fremito, e sembrò capace di ammutolire il volume della tv. Mentre scendeva entrai in contatto in modo furtivo con ciò che cercavo, un contatto minimo che riuscì a scuotermi dalla testa ai piedi. Ora allargati i lembi, percepii il chiarore dei suoi slip, le mani si poggiarono quasi con reverenza, come se fossero alla loro prima volta, sul membro da esse celato. Fui colta dal suo calore, sembrava una fornace. Gli sguardi ancora fra loro incollati mentre le dita iniziarono a seguire i contorni di quel membro che pulsante chiedeva spazio.
Ogni azione porta ad una reazione e il mio perizoma iniziò ad esser madido dei miei umori. Non ero certa se fosse più la mia eccitazione a toccare un uomo dopo tre anni di astinenza o la sua nel veder con ragionevole certezza, realizzata una fantasia adolescenziale.
Le carezze sul tessuto erano alternate a qualche pressione, gemiti di piacere assoluto lo facevano pulsare, decisi di dargli sollievo, distolsi lo sguardo per vederlo mentre si ergeva ritto appena l’elastico dello slip gli consentì di trovare lo spazio desiderato.
Era un cazzo magnifico, lungo largo, con delle vene ben pronunciate, una cappella che sembrava esser ad occhio e croce quasi il doppio di quella del mio defunto marito. Era un signor cazzo, feci in modo di lasciarlo lì in bella vista.
Mi concessi del tempo per capire come affrontarlo andando a rimuovere le scarpe i calzini, poi dovetti tornare lassù il suo odore di maschio mi trafiggeva le narici come una spada. Fui aiutata nel rimuovergli i pantaloni e slip.
Presi posto in mezzo alle sue gambe, il cuore mi pulsava che se fossi una liceale ad un primo appuntamento. Iniziai a massaggiarlo con entrambe le mani, si abbandonò al mio tocco, lo vidi con gli occhi chiusi, la concentrazione sul suo indiscusso piacere.

Anche io ero pronta, le mie labbra gonfie di desiderio, bramavano il possesso di ciò che avevano a pochi centimetri di distanza. A dir la verità anche le altre labbra erano gonfie, socchiuse condividendo il segreto desiderio della mia bocca.
Fu così che la lingua partì dalla base, risalendo madida di saliva fino alla cappella che, violacea, era imperlata di precum.
Il cazzo pulsava nella mia mano mentre suggevo quella lacrima solitaria in attesa di ben altro, lo accolsi fra le mie fauci facendo assaporare il calore della mia bocca sul suo potente membro. Iniziai a muovermi vogliosa con la fica grondante, sentendo Matteo rispondere con gemiti a volte gutturali a volta acuti ai movimenti della mia lingua sulla sua cappella, ora sul frenulo ora mentre la punta della lingua cercava di insinuarsi nel meato uretrale. Matteo gemeva sospirava, seguiva i movimenti della mia testa poggiandovi le mani sopra.
Ero certa che non avesse molta esperienza, mi ero fermata già due volte per evitare di farlo eiaculare troppo presto. Ora con voce implorante mi avvisò si esser vicino all’orgasmo, capendo la mia disponibilità ad accoglierlo, alla ripresa dei miei movimenti lo sentii supplicare di non fermarmi. Aumentai gradualmente il ritmo e la profondità del pompino, urlò l’imminente orgasmo ma sentii chiaramente lo sperma risalire e schizzarmi con violenza sul palato.
Era da tanto, 3 anni, che non avevo un cazzo duro in bocca, sentirlo venire mi trasmise una scarica di adrenalina per tutto il corpo. Sentire i gemiti per come riuscivo, a dargli piacere equivalevano quasi a ricevere nella stessa misura quello stesso piacere.
Mentre continuavano gli schizzi gemeva continuando quel silenzioso duetto a distanza con i movimenti della mia lingua sulla parte più sensibile del suo glande.
Ero ancora capace di far godere un uomo, per mia fortuna, un giovane uomo che nudo giaceva ora esausto sul mio divano, intanto ingoiavo tutto lo sperma che produceva, e nonostante stesse iniziando a perdere consistenza, continuava ad eruttare.
Adoravo fare pompini nella stessa misura a cui mio marito piaceva riceverli, realizzai in quel momento, che quasi non ricordassi più il sapore dello sperma, non era salato come quello di mio marito, quello di Matteo aveva un sapore dolciastro, con un retrogusto agrumato direi. Il cazzo ormai era flaccidi e Matteo aveva finalmente regolarizzato il suo respiro e mi scostai. Feci in modo che mi guardasse mentre passavo un dito ai lati della bocca a raccogliere qualche goccia fuoriuscita per poi leccarla via.
“WOW, mi hai proprio spompato prof! È stato fantastico…. ma Chissà tra quanto si ripiglierà!”
Ci alzammo in piedi e ci baciammo a lungo, stretti in un abbraccio, potevo sentire chiaramente a orecchio nudo il batter del suo cuore, poggiai una mano per sentirlo meglio. “batte per te!”.
Lo guardai con sguardo ammaliante poi mi girai diretta verso la mia camera. “come faccio è moscio merda!” lo sentii dire, mentre già mi liberavo delle scarpe, “davvero? Non sarei così sicura!” dissi senza voltarmi ma osservandolo dallo specchio. Era immobile a guardare l’inerme uccello, poi
il rumore della zip del mio vestito richiamò la sua attenzione, mentre lentamente continuavo ad avanzare verso la camera. Mi vide mentre la zip trovava la sua battuta, mi vide mentre nel modo più sinuoso e seducente possibile mi liberai del vestito che fu allontanato con un calcetto, mi vide mentre apertamente sculettavo continuando ad indicargli la via della mia camera. SI mosse non distogliendo lo sguardo dal mio spogliarello. Mi vide mentre sbottonavo il reggiseno, e mentre lo stesso abbandonava il mio corpo. Ormai non distante dal letto matrimoniale e non avevo bisogno di voltarmi per sapere che si era rianimato diretto verso di me.
MI cinse i fianchi in modo netto, nessun dubbio nessuna incertezza, era una presa da uomo non da ragazzo, mi fece sentire femmina, una femmina desiderata, mi voltò e senza indugio mi baciò.
Mi baciò a lungo, stretta fra le sue braccia col mio seno piantato nel suo petto. Silenziosamente si fece guidare a darmi più piacere, i suoi baci divennero sensibilmente più avvolgenti. Solo i gemiti riempivano la camera, con i soli movimenti del corpo lo invitai a baciare una delle parti del mio corpo più sensibili: il seno.
Baciò e leccò ogni centimetro delle mia grandi mammelle, si dedicò ai miei capezzoli che invitai a baciare e leccare come se mi stesse baciando, divenne una danza davvero eccitante capace di trasmettermi fremiti in ogni parte del corpo
Mi fece arretrare di quei pochi passi che ci separavano dal letto, la gravità mi tirò giù.
Restò giusto qualche secondo a guardarmi col suo cazzo che timidamente tornava a riacquisire la consistenza perduta ad ogni secondo che restava fermo.
“sei talmente bella che stai facendo resuscitare un morto!” commentò, lo guardai con sguardo famelico, dischiusi le cosce, e tornò ritto e duro, ma ora era il suo momento di far conoscenza con la tana del piacere.
Venne sopra a baciarmi ancora, col suo cazzo che premeva sul mio pube, i suoi baci sembravano una droga a cui facevo fatica a rinunciare. O forse era vero, la cacciatrice in me si era risvegliata e stava riscattando gli arretrati non goduti.
Tenevo il suo viso fra le mie mani, piangendo di felicità per l’amore che mi stava dando, una lieve pressione e scese sul seno che capì essere per me una zona molto erogena, e torno a martorizzarle con baci strizzate e vigorose succhiate ai capezzoli che mi scossero tutta. Dovetti esercitare una pressione maggiore per farlo scendere più in basso. Sotto stavo producendo così tanti umori da sembrare una sorgente, il loro odore giungeva fino alle mie narici.
Serrai le gambe in attesa che mi sfilasse il perizoma cosa che fece con lentezza esasperante.
Ero depilata, gli fornii indicazioni su come baciarla, leccarla e prendersi cura del mio gonfio clitoride, che gli mostrai allargando le labbra con indice e anulare.
Sentire i baci che risalivano sull’interno coscia mi resero ancor più impaziente, tremavano di impazienza sia di adrenalinica voglia le mie cosce, poi finalmente senti la sua lingua darmi l’agognato piacere.
Era un bravo studente, eseguì le indicazioni date alla lettera, e capì come fra esse muoversi con naturalezza per comporre la sua sinfonia, che si tramutava in gemiti più o meno potenti, seguendo le indicazioni del direttore d’orchestra che, riusciva a tenermi sull’orlo dell’orgasmo esattamente come avevo fatto io con lui.
Fui costretta a supplicarlo e ad immobilizzargli la testa affinché si bloccasse sul clitoride iniziando un martellamento che poco dopo mi fece esplodere in un orgasmo poderoso.
Si sdraiò al mio fianco con un sorriso che avrebbe potuto raggiungere l’altro emisfero.
“Grazie !” “grazie a te” rispose.

Fu il turno del mio respiro a regolarizzarsi adesso, mentre le nostre bocche tornarono ad unirsi in lievi baci. “ vieni!” dissi tirando le ginocchia in alto.
Non ebbe bisogno di altro si mise sopra di me, e guidò la sua asta pulsante in un sol movimento tutta dentro di me.
“oh cielo se ti sento! Sei arrivato all’utero!” “lo sento mi sta baciando la cappella!” disse muovendosi di qualche millimetro.
Dopo un po' iniziò una lunga cavalcata con cambi di ritmo, cambiammo più volte posizioni, mi prese da dietro e il suo pube sbattendo sulle natiche mi sembrava potesse farmi uscire il cazzo dalla gola tanto lo sentivo in profondità.
Eravamo entrambi esausti e a fine corsa, lo misi supino, e posizionata ad amazzone iniziai a strusciare il pube sul suo, sentendo il cazzo arrivare a stimolarmi proprio il clitoride interno, il piacere aumentò simultaneamente e di pari passo alla velocità della mia cavalcata.
“Marta sto venendo!” “anche io… insieme aspettami… aspettami ancora !” e poi un urlò che sembrava più appartenere al regno animale giurassico che umano. Avevamo raggiunto l’orgasmo insieme.
“Marta me l’hai distrutto !!! mi brucia!” “passerà!” dissi ora poggiata con la testa sul suo petto, cullata dal batter del suo cuore, e così avvinghiati e felici ci addormentammo l’uno nelle braccia dell’altra.
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